Intervista a Susanne Hofmann, docente alla Technical University di Berlino, e ideatrice del gruppo dei Baupiloten, con cui ha condotto interventi esemplari di recupero e nuova costruzione di edifici scolastici.

Creando i Baupiloten un gruppo di studenti della facoltà di architettura che esegue progetti sotto la Sua supervisione – Lei ha dato vita ad un esperimento straordinariamente interessante, non solo dal punto di vista didattico. Grazie alle energie dei giovani il gruppo è diventato una fucina di idee, un motore portatore di innovazione.

Attraverso il Design Build Studio “Die Baupiloten” sono arrivata a rendermi conto che gli studenti della facoltà di architettura apprezzano molto la sfida di trasformare la loro progettazione in qualcosa di tangibile. Li ho visti lavorare ai diversi progetti con resistenza, intensità e impegno così intensi da poter destare solo ammirazione. Credo che la mancanza di esperienza dei giovani, insieme alla loro apertura, ad una certa ingenuità e ad un continuo farsi domande, siano gli elementi che molto spesso fanno volare il progetto. I giovani studenti che formano il gruppo dei Baupiloten, i cui componenti cambiano negli anni, diventano i protagonisti ogni volta che inizia un nuovo lavoro: la loro ambizione ed energia senza fine danno ali alle idee. Credo che l’architettura dovrebbe essere in grado di offrire felicità, divertimento ed emozione ai propri abitanti e da qui creare le condizioni per un futuro abitabile per le generazioni a venire. I Baupiloten sono stati giustamente lodati la loro capacità di rinvigorire un presente troppo burocratizzato e privo di speranza, da una parte troppo esteticizzato e dall’altra eccessivamente soggetto a controlli e imposizioni esterne, un presente che ha perduto la capacità di trasmettere la qualità della vita. Il futuro dovrebbe appartenere ai Baupiloten. E sono soprattutto i clienti istituzionali come le scuole che potrebbero trarre grande profitto dalle risorse creative dei giovani!

I Baupiloten si dedicano in particolare a interventi di integrazione urbana, sempre con modalità partecipative. Ci spiega come il recupero di uno spazio scolastico possa riuscire a diventare un progetto socialmente attivo e portatore di integrazione?

Essere un Baupilot significa confrontare con serietà le necessità fisiche, psicologiche e sociali delle persone, come pure creare un ambiente vivibile, pensando al futuro. L’intenzione, fin dalla fondazione del gruppo nel giugno 2003, era quella di dare agli studenti di architettura un’esperienza pratica sul progetto, in particolare attraverso interventi di integrazione urbana, svolti sempre con modalità partecipative. In Germania i punteggi piuttosto bassi ottenuti dagli alunni tedeschi nelle prove OCED PISA hanno acceso un intenso dibattito su come il sistema della scuola di stato avrebbe potuto essere migliorato; di conseguenza le scuole e gli asili hanno subìto una serie di programmi di ristrutturazione. In questo senso l’impegno dei Baupiloten vuole indicare una strada al rinnovamento che coniuga la ricerca di spazi adatti alla learning culture del XXI secolo con il ruolo che l’architettura può assumere come catalizzatore sociale. I Baupiloten hanno un approccio estremamente pragmatico nel contatto con le persone e le sfidano a misurarsi con le trasformazioni del loro ambiente in modi nuovi e provocatori. Le scuole e gli asili sono punti focali nella vita sociale dei quartieri, e in aree urbane dove esistono barriere di lingua, differenze culturali e difficoltà economiche, forniscono un’opportunità di integrazione e sviluppo, a patto che tutte le parti interessate vengano coinvolte nella progettazione e venga loro data l’opportunità di identificarsi con la propria scuola.  Ad esempio nell’intervento sulla Erika Mann School, a Berlino, il lavoro dei Baupiloten aveva come obiettivo prioritario quello di creare una reale e straordinaria occasione di integrazione, migliorando le competenze sociali e la fiducia in sé nei bambini, nei genitori e in generale negli abitanti del quartiere.
Per questo motivo sono state offerte a tutti coloro che erano interessati molte opportunità di essere coinvolti nel processo di progettazione e costruzione. Genitori e insegnanti hanno eseguito diversi semplici lavori tecnici sotto le istruzioni dei Baupiloten, alcuni padri hanno appeso le 135 immagini della galleria a nastro sul muro della scalinata secondaria, alcuni insegnanti hanno appeso i 114 veli dal soffitto nel primo piano, mentre altri loro colleghi si sono divertiti a rifinire i guardaroba in stoffa. La limitatezza dei mezzi finanziari imponeva la ricerca di condizioni economicamente favorevoli: anche per questo motivo tra i produttori selezionati per la realizzazione sono stati compresi anche atelier carcerari o laboratori legati a istituzioni che sostengono l’integrazione sociale di gruppi svantaggiati. Dovendosi confrontare con atelier non composti strettamente da artigiani professionisti, i Baupiloten hanno colto la sfida di elaborare tutti i disegni fino al dettaglio finale, in modo da arrivare comunque a eccellenti risultati. Il recupero della scuola Erika Mann si è rivelato un modello di rete di servizi e cooperazione, ed è stato premiato come esempio eccellente di cooperazione tra alunni, progettisti, abitanti del quartiere e artigiani produttori, che ha fatto del rinnovamento degli spazi un compito straordinario.

Prof.ssa Hofmann, che cosa è per voi un edificio scolastico? Quali significati riveste per gli alunni l’ambiente di apprendimento?

La scuola nel suo insieme è un processo interattivo tra insegnanti, studenti e genitori; è un’attività vitale per tutti coloro che vi partecipano e vi sono coinvolti.
L’edificio scolastico e i suoi dintorni rappresentano uno spazio vivente, un rivestimento protettivo in cui ha luogo il processo didattico e dove si apprendono lezioni di vita. Nel corso della nostra esperienza di architetti, che ha compreso finora la progettazione e costruzione di 12 scuole, siamo arrivati a comprendere che un edificio scolastico è dotato di un significato molto più profondo di quello che molti educatori e progettisti gli attribuiscono.  Supponendo infatti che tra insegnanti e studenti si formi una rete di vincoli emotivi positivi, possiamo dedurre che questi vincoli si formino anche tra le persone e l’edificio. Le persone hanno bisogno di case, di strutture in grado di fornire non solo una protezione fisica ma anche e soprattutto di trasmettere una sensazione di sicurezza  importante e di diventare un rifugio per le necessità di carattere emotivo e sociale. Luoghi dove esista un’atmosfera, un carattere dello spazio che si crea quando nasce un alto livello di accordo tra le necessità e i desideri degli utenti e il loro ambiente costruito. Attraverso processi di partecipazione e di collaborazione ben strutturati, è possibile attingere alle profonde e dirompenti risorse creative dei bambini, che conducono a immaginare un’architettura dinamica e piena di vita.  Sperimentare questo processo porta a riflettere e a domandarsi come mai il processo architettonico quotidiano non riesca ad avvalersi costantemente di questa vitalità.  Nell’edificio scolastico anche i corridoi sono parte integrante della trasformazione: alcuni dei nostri progetti, come il recupero delle scuole primarie Erika Mann e Carl Bolle a Berlino, sono centrati sul recupero degli spazi di raccordo. Nel caso della scuola Erika Mann, ad esempio, i corridoi sono diventati spazi flessibili, stimolanti e socializzanti e il vecchio edificio scolastico è ora adatto alle richieste pedagogiche di oggi – che implicano la possibilità di attuare insegnamenti differenziati e di lavorare in piccoli gruppi  e corrisponde perfettamente alla learning culture del XXI secolo.

I vostri interventi suggeriscono una strada efficace per rinnovare l’architettura scolastica, rivelando una straordinaria capacità di tradurre in soluzioni originali e complesse le atmosfere evocate dai bambini, arrivando a creare un paesaggio sensoriale raffinato e contemporaneo. Come arrivate a definire le caratteristiche degli ambienti scolastici?

Durante gli incontri di progettazione partecipata, ascoltando i ragazzi mentre descrivono i loro paesaggi immaginari con un vocabolario molto esplicito e attento agli aspetti sensoriali, ci lasciamo ispirare e condurre verso il loro mondo. I bambini comunicano le loro idee e i loro contenuti muovendosi su un piano emozionale, sfumando i confini tra realtà e fantasia: anche chi, tra loro, possiede esperienze e ricordi meno strutturati è molto libero, intenso e diretto nelle proprie espressioni. Da queste vivaci manifestazioni di desideri e fantasie i Baupiloten hanno sviluppato un’architettura legata alla costruzione di paesaggi sensoriali complessi e contemporanei, mettendo in primo piano la qualità della percezione. La nostra idea è quella che se lo spazio di un edificio scolastico deve entrare in sintonia con la sensibilità dei bambini, allora deve essere capace di parlare ai sensi in modo diretto, di stupire, emozionare, farsi sperimentare.

Si può affermare allora che la qualità sensoriale dello spazio, risolta in modo originale e complesso, può diventare il piano privilegiato dove l’architettura si incontra con gli utenti-ragazzi: il contenuto delle immagini prodotte dai bambini può variare: quello che conta è muoversi su questo piano. La scuola che lei propone è uno spazio creativo e contemporaneo, dove la partecipazione veicola contenuti emozionali che diventano guida e parte essenziale del progetto.

La nostra proposta è quella di un’architettura scolastica sperimentale, molto attenta alla sensorialità e vivibilità, e socialmente impegnata. Questo sforzo di coniugare l’architettura con l’attenzione verso i bambini è l’idea portante che ci sostiene: i loro mondi immaginari sono la guida creativa per la concezione e l’atmosfera del progetto. La scuola diventa così per i ragazzi uno spazio che rispecchia e riconosce la propria sensibilità, dove potersi identificare. Per ottenere questi risultati è fondamentale l’uso di elementi leggeri come arredo, luce, colore, aria: a volte, come nell’intervento sulla Erika Mann o sulla Carl Bolle School, è possibile trasformare radicalmente gli angusti edifici esistenti senza intervenire sulle strutture architettoniche. Nella Erika Mann School i Baupiloten, insieme agli alunni della scuola, hanno creato il paesaggio immaginario abitato dal Drago d’Argento, come base per un’architettura espressiva e giocosa, nella Carl Bolle School la multiforme progettazione spaziale realizzata nello spazio di raccordo stimola la percezione dei bambini e l’apprendimento esplorativo (learning by discovering). I racconti – utilizzati in tutti i nostri interventi – sono espedienti per portare in primo piano le qualità fantastiche e immaginative dell’architettura.

Come strutturate e organizzate la partecipazione dei bambini? Qual è lo speciale valore che la partecipazione può portare al progetto?

Parafrasando il noto concetto dell’architettura moderna (la forma segue la funzione) potremmo dire che nel nostro lavoro la forma segue la finzione. La forma segue la finzione significa che un racconto guida il progetto, diventando lo storyboard dell’intero lavoro.  Il racconto, infatti, è un espediente molto efficace per raccogliere emozioni e idee emerse durante i workshop con i ragazzi, e per incorporare tutte le diverse visioni in un insieme. Lo sviluppo di una storia, come trama capace di per portare in primo piano gli aspetti emozionali e percettivi dello spazio e di unire tutti gli elementi immaginativi, allo stesso tempo rinforzandoli e tenendoli vivi, è un aspetto fondamentale di questo metodo.  Ad esempio per l’intervento sulla Carl Bolle School il racconto guida – la Spia dal Mantello Luccicante – ha portato a esplorare in più direzioni l’argomento del fare la spia e a metterlo in relazione a esperienze e modalità di rapportarsi allo spazio, in modo da arrivare a soluzioni concrete che ne rispecchiassero le suggestioni. Anche il caso del Taka-Tuka-Land esemplifica molto bene il nostro modo di lavorare. I concetti espressi dai bambini hanno dato ai progettisti un’idea delle qualità spaziali che immaginavano, mentre l’osservazione giornaliera del gioco e delle attività di routine è stata un’ulteriore fonte di ispirazione. I paesaggi immaginari che scaturiscono dai workshop sono poi esplorati attraverso specifici fotomontaggi e collage e successivamente riproposti ai bambini, perché tra tutte le proposte scelgano le preferite. Ad esempio, per la Erika Mann School, abbiamo trovato uno strumento tangibile, attraente e comprensibile: i prototipi in scala 1:1, dotati di dimensioni reali e di effettive qualità sensoriali, che li rendevano direttamente sperimentabili dai bambini. In questo modo, attraverso un intenso lavoro, posso ogni volta portare i Baupiloten a mettere a punto le definizioni finali, e infine a sviluppare i dettagli di progetto per la realizzazione degli specifici componenti.

Di Maria Grazia Mura


Nota

I Baupiloten sono un gruppo di studenti alla facoltà di architettura della Technical University di Berlino che – come parte del proprio percorso di studi – si impegna a realizzare progetti di edifici sotto la guida e la supervisione dell’architetto Susanne Hofmann. Il gruppo, i cui componenti cambiano negli anni, pianifica tutte le fasi del progetto, fino ai dettagli, misurandosi anche con reali limiti di budget.

Foto Picasso Lyceum Olanda (credit G. Moscato)

Rinnovare la scuola coniugando la ricerca di spazi per la learning culture del XXI secolo

Tipologia: Intervista

Innovazione
Partecipazioe
Progettazione